I vantaggi e i limiti di un misuratore di glicemia: analizziamo i pro e i contro

Il misuratore di glicemia è un dispositivo che garantisce al paziente diabetico di avere un monitoraggio del livello di glicemia nel sangue. Uno strumento che offre l’opportunità di essere autonomi rispetto a questa operazione quotidiana e di calibrare le terapie insuliniche a seconda dei risultati.

Attenzione all’utilizzo del misuratore di glicemia

L’utilizzo di questo strumento non è banale e la comprensione non è immediata. Per questo, soprattutto nei primi utilizzi, è fondamentale essere accompagnati da personale qualificato. E farsi guidare nella scelta del dispositivo migliore dal medico curante. E poi c’è la lettura dei dati. Tanti gli interrogativi che sorgono nei pazienti diabetici: “posso fare sport?”, “posso mangiare un piatto di pasta”, “mi gira la testa, cosa devo fare?”. Insomma, la lettura dei dati non basta. Serve anche saperli interpretare.

A cosa serve un misuratore di glicemia?

Il misuratore di glicemia, anche detto glucometro, è uno strumento indispensabile per il paziente diabetico. Il diabete è una malattia cronica che si caratterizza per l’aumento dello zucchero – il glucosio- nel sangue (iperglicemia). Questo aumento è causato da una carenza nell’organismo di insulina. Un ormone prodotto da alcune cellule del pancreas. Questo ormone ha un ruolo molto importante: mantiene nella norma il livello di glicemia, la concentrazione di zucchero nel sangue.

Il diabete nei bambini e i misuratori di glicemia

Più frequente nei bambini è la forma di diabete mellito, quello di tipo I: in questi casi lo scompenso è dovuto dalla carenza totale di insulina. Questo tipo di diabete si verifica in Italia in 8,1 bambini su 100mila ogni anno. Sono le bimbe le più colpite, con un rapporto di 1 a 5. La Sardegna ha un triste primato: sull’isola, l’incidenza annua è dalle quattro alle cinque volte superiore rispetto alla media nazionale, isole escluse. Ci sono altre forme di diabete che possono interessare i bambini.

  • Il diabete mellito di tipo II. E’ tipico dell’età adulta, ma ha una frequenza in aumento anche nei bambini.
  • Il MODY (Maturity Onset Diabetes of the Young), forma genetica–familiare.
  • Il diabete secondario a altre malattie (fibrosi cistica, malattie endocrinologiche e così via) o legato all’assunzione cronica di terapia cortisonica

La causa del diabete nei bambini

Non è ancora nota. Ci sono cause genetiche e ambientali, mentre la carenza di insulina è legata a un processo di autodistruzione delle cellule del pancreas che producono insulina.

Come capire che il bambino è affetto da diabete?

Una mancata diagnosi precoce può rivelarsi fatale. Ad accendere l’allarme sono questi sintomi.

  • Aumento della quantità di urine e della frequenza delle minzioni.
  • Sete eccessiva con aumento dell’assunzione di liquidi.
  • Fame eccessiva con aumento dell’assunzione di cibo.
  • Dimagrimento.
  • Dolori addominali non riconducibili ad altre malattie.

Nei casi più gravi si può presentare uno stato confusionale e l’alterazione di alcune funzioni mentali.

Iniziare al più presto monitoraggio con misuratore di glicemia e cura

Va iniziata subito la terapia e un’educazione alla gestione autonoma della malattia, oltre che all’autocontrollo della glicemia a domicilio.

Le tipologie di misuratori di glicemia

Le tipologie di misuratori di glicemia si dividono in tre categorie, in base al metodo utilizzato: metodo invasivo, metodo non invasivo e misurazione costante di glicemia (CGM). Vediamo i pro e contro.

Pro e contro dei sistemi di misurazione della glicemia

L’automonitoraggio vuol dire autonomia nella vita quotidiana. Glia apparecchi di nuova generazione, trasportabili e pratici, hanno sostituito la necessità del prelievo di sangue in laboratorio. Ma questo vuol dire anche essere soli nel momento in cui sul display compare il tanto atteso valore. La modalità è il prelievo di sangue con la puntura del polpastrello, necessario anche fino a otto volte al giorno se il paziente è in terapia insulinica intensiva. E’ il cosiddetto metodo invasivo, che avviene attraverso l’utilizzo di strisce reattive. Questo metodo, oltre a essere doloroso, è poco pratico e può risultare frustrante, riducendo la collaborazione del paziente, soprattutto dei piccoli. Altro svantaggio, è che l’informazione è una fotografia dello stato di fatto, ma non dà indicazioni sull’andamento dinamico della glicemia, cioè sulle oscillazioni. Per superare questi svantaggi corre in soccorso la nuova tecnologia. Quella legata al CGM, cioè monitoraggio H24 della glicemia. Questo avviene con i cosiddetti ‘sensori glicemici’, device grandi quanto una moneta, attaccati con un adesivo al braccio. Una piccola cannula attraversa la cute e permette, appunto, il monitoraggio costante del glucosio nel sangue.

I valori costanti registrati vanno salvati dal paziente che dovrà portarli per le visite di controllo. Munitevi di un quaderno, in genere disponibile presso il medico curante o nei centri specializzati

Il sistema CGM è più indicato per i pazienti con diabete di tipo 1 o per quelli tenuti a operare iniezioni multiple di insulina. Questo sistema risulta per loro innovativo, perché si è dimostrato in grado di ridurre il rischio di ipoglicemie. Ne esistono due tipi: il CGM in tempo reale e il CGM a rilevazione intermittente (intermittently viewed CGM, iCGM), più rapido, cosiddetto ‘flash’. Entrambi i sistemi indicano i livelli di glucosio attuali e pregressi, oltre che la tendenza verso cui si sta modificando. Inoltre danno informazioni sulla velocità di variazione del livello di glucosio. Informazioni molto utili per prevenire sbalzi di glicemia. Alcuni modelli sono dotati di alert che si accendono in caso di ipoglicemia o iperglicemia. Lo svantaggio di questi sistemi è che spesso i sensori non aderiscono completamente alla pelle e l’interpretazione dei dati non è immediata. Ma per questo basta farsi assistere nelle prime rilevazioni.

Il controllo per ridurre il rischio di ipoglicemia

Ridurre il rischio di ipoglicemia è uno dei principali vantaggi di tutti i sistemi di automonitoraggio. L’altro, e conseguente, è senz’altro il miglioramento della vita quotidiana, tarata sui risultati del monitoraggio. Si pensi ai lavoratori e agli anziani assistiti da una badante, che così facendo possono tenere sotto controllo i valori e averne traccia. Il vantaggio è anche per il diabetologo che avrà molte informazioni, sulla base dei dati forniti dal paziente. Per un paziente diabetico, la spesa per l’acquisto e la manutenzione dei dispositivi per l’automonitoraggio incide per appena il 4% del totale, rispetto a quelle per farmaci, visite, ospedalizzazione e così via. Inoltre, i sensori per il monitoraggio continuo del glucosio sono rimborsati a livello regionale.

Curiosità, innanzitutto. Mi piace approfondire e scoprire spigolature e sfumature negli argomenti che tratto. L’informazione al servizio di chi vuol sapere penso sia il più gran valore di sempre

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